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Sbiancamento

Le 19 août 2017, 10:59 dans Humeurs 0

Molti pazienti in passato mi chiedevano informazioni sullo SBIANCAMENTO. Rispondevo che per quanto mi piacessero i denti bianchi, ritenevo prematuro il ricorso a tecniche non ancora collaudate. Come prevedevo il tempo passato è servito ad affinare le metodiche e il mercato ci offre ora prodotti affidabili che garantiscono il risultato. Per questo in studio, dopo una ricerca effettuata personalmente all'università di Milano, ho deciso di adottare una tecnica di sbiancamento che garantisce il risultato ma che assicura la sicurezza dei prodotti utilizzati e quindi l'assenza di effetti collaterali.

Ovviamente è necessario affidarsi ad aziende serie che abbiano effettuato test di lunga durata.

Ci siamo affidati ad un'azienda statunitense, paese in cui la realtà "obbliga" i produttori ad attenersi in modo rigido alle normative sulla salute dei pazienti.

Insieme al paziente si sceglie il metodo più adatto alle sue abitudini di vita.

C'è chi preferisce ottenere il massimo risultato investendo due ore in studio e qualche euro in più e chi, invece, prefersice risparmiarli e applicarsi con calma a casa ottenendo il risultato in un paio di settimane.

Quando si è stabilita la metodica più adatta si prendono le impronte per la costruzione delle mascherine termoformate in gomma trasparente per il mantenimento domiciliare, si stabilsce il colore dei denti e si fanno le foto con il campione colore (strumenti dentista).

Se si opta per lo sbiancamento professionale questa sarà la sequenza:  posizionamento di un apribocca, isolamento delle mucose tramite l'applicazione di una diga liquida fotopolimerizzabile che indurendosi protegge le gengive dal gel sbiancante. Stesura del gel sui denti da trattare e posizionamento della lampada Zoom!. Al termine dei primi 15 minuti si elimina il gel e se ne applica di nuovo e si posiziona nuovamente la lampada per altri 15 minuti. Al termine di questo secondo spot il paziente controlla con il campione colore il grado di sbiancamento raggiunto ed eventualmente si prosegue ancora per uno o due spot (lampada sbiancante denti).

Terminati i tre o quattro cicli si elimina il gel sbiancante, si applica il gel desensibilizzante per circa 10 minuti e voilà! Si verifica il risultato e si fanno le fotografie con il campione colore per certificarne la gradazione. Al paziente viene consegnato una siringa di gel sbiancante domiciliare per la stabilizzazione da fare a casa nei seguenti quattro giorni e un cofanetto contenente le mascherine precedentemente termoformate.

Terapia delle patologie perimplantari

Le 26 juin 2017, 12:13 dans Humeurs 0

Considerata l’eziologia batterica delle patologie perimplantari, il trattamento dovrebbe coinvolgere in qualche misura delle forme di terapia antibatterica. Visto il coinvolgimento del biofilm batterico nella genesi di queste patologie, la rimozione dello stesso è stato suggerito come un cardine principale della terapia delle patologie perimplantari. Tuttavia a causa della forma degli impianti la rimozione batterica è tutt’altro che facile.

La terapia non chirurgica appare efficace nel controllare la mucosite perimplantare. In particolare l’aggiunta di collutori e antisettici innalzerebbe l’efficacia della terapia. Al contrario la singola irrigazione professionale del solco perimplantare non produrrebbe risultati efficaci.

La terapia non chirurgica non ha invece mostrato risultati predicibili nel trattamento della perimplantite. L’aggiunta di presidi antibiotici locali sicuramente determina un miglioramento di alcuni parametri quali il sanguinamento al sondaggio o la suppurazione, tuttavia non è capace di risolvere la lesione. Il laser, utilizzato come decontaminatore, ha mostrato risultati discordanti, rendendo necessari ulteriori studi al fine di validarne l’utilizzo. Pertanto la terapia non chirurgica non sembra essere la terapia appropriata per la risoluzione della perimplantite.

La terapia chirurgica sembra incrementare gli esiti della terapia rispetto al debridment non chirurgico. Infatti se entrambe le terapie producono un miglioramento dei parametri clinici, il miglioramento del quadro di riassorbimento osseo può essere osservato solo con l’accesso chirurgico.

Una volta esposta la superficie implantare contaminata, la disinfezione radicolare può essere attuata con mezzi meccanici, chimici o fotodinamici . Fra questi sono stati utilizzati l’aeroabrasione, il lavaggio con soluzione fisiologica, il lavaggio con clorexidina, il trattamento con acido citrico, lo scaling con ultrasuoni o strumenti manuali e applicazioni topiche di medicamenti (riunito odontoiatrico).

Indipendentemente dalla metodica, tutte le tecniche si sono mostrate capaci di risolvere il processo infiammatorio, ma difficilmente si è potuto ottenere ri-osteointegrazione della superficie implantare che è stata contaminata. Infatti è solito ritrovare una capsula connettivale intorno all’area implantare che è stata precedentemente contaminata, nonostante un’evidente ricrescita ossea all’interno del difetto.

Nel tentativo di ottenere ri-osteointegrazione, oltre alle metodiche di decontaminazione radicolare, è stato suggerito l’utilizzo di tecniche rigenerative quali innesti ossei, sostituti ossei, biomateriali, fattori di crescita e utilizzo di membrane. Queste metodiche appaiono capaci d’incrementare il riempimento osseo intorno agli impianti e di ottenere un grado di ri-osteointegrazione rispetto alle sole metodiche di decontaminazione della superficie implantare.

Studi clinici sull’uomo hanno mostrato che sia la chirurgia d’accesso che il lembo riposizionato apicalmente con modifiche della struttura implantare (Implantoplastica) sono capaci di risolvere parte delle perimplantiti in esame. L’utilizzo d’innesti ossei appare portare dei benefici, tuttavia l’aggiunta di una membrana non determinerebbe dei vantaggi aggiuntivi ai soli innesti (strumenti dentista).

Indagini radiografiche digitali

Le 22 mars 2017, 12:09 dans Humeurs 0

Esecuzione di:

– ortopantomografie;

– teleradiografie;

– stratigrafie dell’ATM digitali;

– TAC 3D;

RADIOLOGIA ODONTOIATRICA

L’esame radiografico è un’indagine molto accurata e quindi è un valido strumento diagnostico complementare alle altre indagini cliniche. Può essere eseguito con due diverse tecniche:

●endorale;

●extraorale.

La tecnica endorale è impiegata quando è richiesto lo studio mirato di un dente o di un gruppo ristretto di denti. Indispensabile al clinico per una corretta diagnosi e per controllare la validità della sua terapia; prevede l’utilizzo di pellicole o sensori per il digitale che vengono posizionati nel cavo orale e tenuti in posizione da appositi centratori. Si distinguono:

●endorali periapicali: l’esame riguarda l’intero dente o gruppo di denti e le strutture circostanti;

●endorali interprossimali o bite-wing: in queste radiografie gli apici dentari sono tagliati fuori dall’immagine infatti vengono impressionate le corone dei denti superiori ed inferiori; tale tecnica è utilizzata per fare diagnosi di carie interprossimali;

●le radiografie possono essere organizzate in uno status radiografico che comprende da un minimo di 14 a un massimo di 20 radiografie. Lo status è l’esame radiografico d’elezione in parodontologia, perché dà una visione dettagliata dei tessuti duri parodontali e non altera le dimensioni. Ogni diagnosi parodontale non può prescindere da questo tipo di indagine radiografica, oltre che dalla compilazione della cartella parodontale.

La tecnica extraorale prevede l’ortopantomografia (OPT) o radiografia panoramica. Questo esame fornisce dati riguardanti i denti, le radici dentarie, le parti ossee e le articolazioni temporomandibolari.

Per quanto riguarda denti e radici, permette di verificare il grado di maturazione dei singoli denti, l’eventuale assenza di qualche elemento dentale come nel caso di agenesie o estrazioni precoci, la presenza di denti soprannumerari o mesiodens, la presenza degli ottavi e la loro posizione, la malposizione di germi dentali e di elementi dentali erotti, malformazioni di radici dentarie e riassorbimenti radicolari, rizolisi premature e atipiche e anchilosi (X-ray unità radiografia).

Per quanto concerne le ossa mascellari, permette una valutazione dell’altezza delle creste alveolari, della forma della mandibola ed eventuali asimmetrie, delle principali strutture anatomiche (seni paranasali, nervo mandibolare…).

L’ortopantomografia ci può ragguagliare, inoltre, su altre eventuali patologie sia dentarie che ossee (granulomi, cisti, fratture, tasche parodontali, schisi palatina, osteomieliti, corpi estranei, neoplasie).

La teleradiografia o radiografia latero-laterale è una radiografia del profilo del paziente con i denti a contatto. L’analisi cefalometrica su teleradiografia laterale del cranio permette all’ortodonzista di studiare l’equilibrio delle posizioni di denti e mascelle rispetto alla faccia, a determinate strutture ossee craniche e ai tessuti molli del profilo. Un esame indispensabile in molti casi di malocclusione per la corretta diagnosi e per l’impostazione del piano di trattamento.

Attualmente, presso il Centro Daina, si utilizza la tecnologia digitale con pellicole ai fosfori.

Tra i molti vantaggi del sistema digitale rispetto a quello analogico si possono elencare:

●riduzione dell’esposizione dei pazienti alle radiazioni, importante soprattutto nel caso di bambini;

●qualità migliore e assenza di deterioramento dell’immagine nel tempo;

●possibilità di replicare in più copie e trasmettere a distanza.

La tomografia assiale computerizzata (TAC) permette di ottenere delle ricostruzioni tridimensionali dello scheletro facciale ed effettuare nel dettaglio misurazioni reali di diverse strutture anatomiche (per esempio, decorso e rapporti del nervo alveolare inferiore)(Raggi Dental Film Reader X).

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