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Indagini radiografiche digitali

Le 22 mars 2017, 12:09 dans Humeurs 0

Esecuzione di:

– ortopantomografie;

– teleradiografie;

– stratigrafie dell’ATM digitali;

– TAC 3D;

RADIOLOGIA ODONTOIATRICA

L’esame radiografico è un’indagine molto accurata e quindi è un valido strumento diagnostico complementare alle altre indagini cliniche. Può essere eseguito con due diverse tecniche:

●endorale;

●extraorale.

La tecnica endorale è impiegata quando è richiesto lo studio mirato di un dente o di un gruppo ristretto di denti. Indispensabile al clinico per una corretta diagnosi e per controllare la validità della sua terapia; prevede l’utilizzo di pellicole o sensori per il digitale che vengono posizionati nel cavo orale e tenuti in posizione da appositi centratori. Si distinguono:

●endorali periapicali: l’esame riguarda l’intero dente o gruppo di denti e le strutture circostanti;

●endorali interprossimali o bite-wing: in queste radiografie gli apici dentari sono tagliati fuori dall’immagine infatti vengono impressionate le corone dei denti superiori ed inferiori; tale tecnica è utilizzata per fare diagnosi di carie interprossimali;

●le radiografie possono essere organizzate in uno status radiografico che comprende da un minimo di 14 a un massimo di 20 radiografie. Lo status è l’esame radiografico d’elezione in parodontologia, perché dà una visione dettagliata dei tessuti duri parodontali e non altera le dimensioni. Ogni diagnosi parodontale non può prescindere da questo tipo di indagine radiografica, oltre che dalla compilazione della cartella parodontale.

La tecnica extraorale prevede l’ortopantomografia (OPT) o radiografia panoramica. Questo esame fornisce dati riguardanti i denti, le radici dentarie, le parti ossee e le articolazioni temporomandibolari.

Per quanto riguarda denti e radici, permette di verificare il grado di maturazione dei singoli denti, l’eventuale assenza di qualche elemento dentale come nel caso di agenesie o estrazioni precoci, la presenza di denti soprannumerari o mesiodens, la presenza degli ottavi e la loro posizione, la malposizione di germi dentali e di elementi dentali erotti, malformazioni di radici dentarie e riassorbimenti radicolari, rizolisi premature e atipiche e anchilosi (X-ray unità radiografia).

Per quanto concerne le ossa mascellari, permette una valutazione dell’altezza delle creste alveolari, della forma della mandibola ed eventuali asimmetrie, delle principali strutture anatomiche (seni paranasali, nervo mandibolare…).

L’ortopantomografia ci può ragguagliare, inoltre, su altre eventuali patologie sia dentarie che ossee (granulomi, cisti, fratture, tasche parodontali, schisi palatina, osteomieliti, corpi estranei, neoplasie).

La teleradiografia o radiografia latero-laterale è una radiografia del profilo del paziente con i denti a contatto. L’analisi cefalometrica su teleradiografia laterale del cranio permette all’ortodonzista di studiare l’equilibrio delle posizioni di denti e mascelle rispetto alla faccia, a determinate strutture ossee craniche e ai tessuti molli del profilo. Un esame indispensabile in molti casi di malocclusione per la corretta diagnosi e per l’impostazione del piano di trattamento.

Attualmente, presso il Centro Daina, si utilizza la tecnologia digitale con pellicole ai fosfori.

Tra i molti vantaggi del sistema digitale rispetto a quello analogico si possono elencare:

●riduzione dell’esposizione dei pazienti alle radiazioni, importante soprattutto nel caso di bambini;

●qualità migliore e assenza di deterioramento dell’immagine nel tempo;

●possibilità di replicare in più copie e trasmettere a distanza.

La tomografia assiale computerizzata (TAC) permette di ottenere delle ricostruzioni tridimensionali dello scheletro facciale ed effettuare nel dettaglio misurazioni reali di diverse strutture anatomiche (per esempio, decorso e rapporti del nervo alveolare inferiore)(Raggi Dental Film Reader X).

Come è possibile diagnosticare una malattia parodontale?

Le 24 janvier 2017, 09:03 dans Humeurs 0

Attraverso una visita specialistica durante la quale il dentista effettua un sondaggio delle tasche parodontali, misura analiticamente l’eventuale perdita di attacco, compila un’apposita cartella e spesso esegue alcune radiografie endorali.

Alla fine di questo iter è possibile giungere alla diagnosi di malattia parodontale e valutare la sua estensione ai vari elementi dentari

Quali sono le terapie applicabili?

La terapia della malattia  parodontale prevede una prima fase comune detta terapia iniziale o  causale ed eventualmente, in un secondo tempo, una terapia chirurgica rigenerativa o resettiva.

Per terapia causale si intende la rimozione della causa primaria della patologia ossia i batteri.

Consiste nella rimozione della placca batterica e del tartaro sopra e sottogengivale mediante strumenti manuali (curette e scalers) o ad ultrasuoni (ablatori). Al termine di questa fase iniziale il paziente viene istruito su come mantenere una corretta igiene orale attraverso l’uso corretto di spazzolino e filo interdentale. Vengono inoltre dispensati consigli per correggere eventuali abitudini scorrette quali ad esempio il fumo.

La terapia iniziale e la corretta educazione del paziente si pongono come obiettivo una significativa e duratura riduzione della quantità di placca batterica con conseguente scomparsa o riduzione dei segni clinici di infiammazione (rossore, sanguinamento, gonfiore).

Al termine della fase causale della terapia, qualora permangano tasche parodontali profonde più di 4 mm, è possibile prendere in considerazione una terapia chirurgica (Motore endodontico).

A seconda del tipo di difetto osseo si possono eseguire una terapia “resettiva”, il cui scopo è quello di giungere all’eliminazione della tasca oppure una terapia rigenerativa il cui fine è quello di ripristinare, ove possibile ,l’apparato di sostegno andato perduto.

Al termine della terapia il paziente viene indirizzato ad una fase di mantenimento della salute parodontale attraverso richiami periodici di controllo con frequenza variabile da soggetto a soggetto.

In occasione delle sedute di controllo vengono nuovamente monitorati i parametri di infiammazione gengivale ed eventualmente effettuate altre sedute di igiene orale.

La malattia parodontale è ereditaria?

 No, la malattia ha una causa batterica ossia la placca. Esistono alcune alterazioni immunitarie che possono rendere  alcuni soggetti più suscettibili alla malattia per una minore capacità di difesa nei confronti dei batteri patogeni (Lampade diagnostiche).

Impianti e fumo: matrimonio impossibile

Le 7 décembre 2016, 10:38 dans Humeurs 0

“Il fumo nuoce gravemente alla salute” … niente di più vero, è ormai ampiamente dimostrato infatti che le sigarette causano notevoli danni all’organismo e alla salute del cavo orale.

Bocca da fumatore

Tra gli effetti maggiormente diffusi e riconoscibili troviamo lesioni ai tessuti orali e periorali, oltre ai danni che coinvolgono viso, denti e gengive.

La composizione di una sigaretta, con oltre 4.000 sostanze potenzialmente nocive, è infatti in grado di condizionare l’elasticità ed il colorito della pelle che a lungo andare perde lucentezza e consistenza, virando verso un colorito grigiastro.

Ma non solo… quando si parla di denti, che vengono inevitabilmente a contatto con le sigarette, i danni si rivelano senza dubbio più estesi.

Solo brutti denti?

Denti sani o otturati, corone nuove di zecca o completamente naturali, niente è in grado di sfuggire all’azione del fumo che causa macchie giallognole permanenti e soprattutto poco piacevoli alla vista.

Gli effetti del fumo diventano però più consistenti quando affliggono lo stato di salute del cavo orale:

●Un progressivo aumento dei depositi di tartaro e di placca batterica;

●Un conseguente incremento delle carie;

●La riduzione della percentuale di ossigeno nelle gengive;

●La proliferazione dei batteri responsabili della parodontite.

Come saprai inoltre, fumare rende l’alito particolarmente sgradevole portando ad un consumo frequente di caramelle e chewing-gum che facilitano l’erosione dello smalto dentale, a meno che non siano a base di xilitolo.

E gli impianti?

Come riportato in un recentissimo articolo di Odontoiatria33, uno studio clinico del 2000 recentemente integrato da una nuova ricerca ha “dimostrato l’incidenza negativa del fumo sul successo degli impianti dentali”.

L’integrazione pubblicata nel 2015 e intitolata Smoking and dental implants: a systematic review and meta-analysis si è basata su studi clinici casuali relativi al successo o fallimento degli impianti eseguiti su soggetti fumatori e non.

Su circa 60.000 soggetti non fumatori, si è registrato il 3,18% di impianti non andati a buon fine, mentre sui circa 20.000 inseriti in pazienti fumatori i fallimenti hanno raggiunto il 6,35%… queste percentuali dovrebbero farci riflettere.

Coppia che scoppia

È dunque chiaro che il fumo ha un’influenza negativa anche sull’esito delle procedure di impianto.

La nicotina infatti sarebbe in grado di ridurre la circolazione e la microcircolazione sanguigna verso i tessuti molli del cavo orale, causando un indebolimento delle difese immunitarie e rallentando il processo di guarigione dei tessuti.

Allo stesso tempo, forti dosi di nicotina a contatto con i denti per lungo tempo conducono ad una struttura ossea più rarefatta.

Nel caso pratico di una procedura di impianto, fumare si traduce dunque in interventi più onerosi di ricostruzione ossea e soprattutto in un forte aumento del rischio di mancata o incompleta guarigione, dovuto alla difficoltà di rimarginazione delle ferite (lampada sbiancante denti).

Una soluzione permanente

Nel complesso l’impianto rimane comunque la soluzione migliore per rimpiazzare i denti perduti, il tasso di resistenza a lungo termine degli impianti è infatti ben al di sopra del 90% sia per i fumatori che per i non-fumatori.

Cosa puoi fare per il tuo impianto? Prova a smettere di fumare! Sicuramente non è una scelta semplice ma preservare la salute della tua bocca e non sprecare il denaro speso dal dentista possono essere due buone ragioni per iniziare…

… nel frattempo può essere sufficiente abbandonare le sigarette una settimana prima dell’intervento chirurgico e proseguire con la sospensione per altre 8 settimane, sempre consultando il dentista di fiducia (riunito odontoiatrico).

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