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L’ odontoiatria e le tipologie di cure del cavo orale

Le 16 octobre 2017, 12:49 dans Humeurs 0

L’odontoiatria è un ramo della medicina che si occupa delle patologie che colpiscono denti, gengive, ossa mascellari, articolazioni temporo-mandibolari, ghiandole salivari, tessuti neuro-muscolari e mucose orali.

Tutte queste componenti vengono anche nominate sinteticamente apparato stomatognatico. Nello specifico stomatos significa bocca e gnatos significa mascella.

L’odontoiatria si suddivide nelle seguenti branche:

Chirurgia Odontostomatologica:

che si occupa dell’estrazione di denti molto malati o distrutti che non è possibile salvare con altre terapie.

Endodonzia:

si occupa della polpa del dente. L’intervento tipo prevede lo svuotamento dei denti dal tessuto pulpare infetto con rispettiva la disinfezione ed il loro successivo riempimento con materiali appositi.

Gnatologia:

è la branca dell’odontoiatria che studia i rapporti e le funzioni tra ossa mascellari, denti, articolazioni, muscoli, il sistema nervoso e la lingua (riunito dentisti).

Igiene Dentale:

si occupa della prevenzione di tutte le patologie del cavo orale tramite terapie e trattamenti come sbiancamento, detartrasi o presidi di igiene domiciliare, ecc.

Può essere praticata dall’odontoiatra o dall’igienista dentale, laureato in igiene dentale.

Implantologia:

tratta della sostituzione di elementi dentali compromessi o già mancanti, con analoghi artificiali chiamati impianti dentali, posizionati attraverso un intervento chirurgico. L’impianto dentale si integra con il tessuto osseo mandibolare e non può successivamente essere rimosso (Compressore senza olio).

Sbiancamento

Le 19 août 2017, 10:59 dans Humeurs 0

Molti pazienti in passato mi chiedevano informazioni sullo SBIANCAMENTO. Rispondevo che per quanto mi piacessero i denti bianchi, ritenevo prematuro il ricorso a tecniche non ancora collaudate. Come prevedevo il tempo passato è servito ad affinare le metodiche e il mercato ci offre ora prodotti affidabili che garantiscono il risultato. Per questo in studio, dopo una ricerca effettuata personalmente all'università di Milano, ho deciso di adottare una tecnica di sbiancamento che garantisce il risultato ma che assicura la sicurezza dei prodotti utilizzati e quindi l'assenza di effetti collaterali.

Ovviamente è necessario affidarsi ad aziende serie che abbiano effettuato test di lunga durata.

Ci siamo affidati ad un'azienda statunitense, paese in cui la realtà "obbliga" i produttori ad attenersi in modo rigido alle normative sulla salute dei pazienti.

Insieme al paziente si sceglie il metodo più adatto alle sue abitudini di vita.

C'è chi preferisce ottenere il massimo risultato investendo due ore in studio e qualche euro in più e chi, invece, prefersice risparmiarli e applicarsi con calma a casa ottenendo il risultato in un paio di settimane.

Quando si è stabilita la metodica più adatta si prendono le impronte per la costruzione delle mascherine termoformate in gomma trasparente per il mantenimento domiciliare, si stabilsce il colore dei denti e si fanno le foto con il campione colore (strumenti dentista).

Se si opta per lo sbiancamento professionale questa sarà la sequenza:  posizionamento di un apribocca, isolamento delle mucose tramite l'applicazione di una diga liquida fotopolimerizzabile che indurendosi protegge le gengive dal gel sbiancante. Stesura del gel sui denti da trattare e posizionamento della lampada Zoom!. Al termine dei primi 15 minuti si elimina il gel e se ne applica di nuovo e si posiziona nuovamente la lampada per altri 15 minuti. Al termine di questo secondo spot il paziente controlla con il campione colore il grado di sbiancamento raggiunto ed eventualmente si prosegue ancora per uno o due spot (lampada sbiancante denti).

Terminati i tre o quattro cicli si elimina il gel sbiancante, si applica il gel desensibilizzante per circa 10 minuti e voilà! Si verifica il risultato e si fanno le fotografie con il campione colore per certificarne la gradazione. Al paziente viene consegnato una siringa di gel sbiancante domiciliare per la stabilizzazione da fare a casa nei seguenti quattro giorni e un cofanetto contenente le mascherine precedentemente termoformate.

Terapia delle patologie perimplantari

Le 26 juin 2017, 12:13 dans Humeurs 0

Considerata l’eziologia batterica delle patologie perimplantari, il trattamento dovrebbe coinvolgere in qualche misura delle forme di terapia antibatterica. Visto il coinvolgimento del biofilm batterico nella genesi di queste patologie, la rimozione dello stesso è stato suggerito come un cardine principale della terapia delle patologie perimplantari. Tuttavia a causa della forma degli impianti la rimozione batterica è tutt’altro che facile.

La terapia non chirurgica appare efficace nel controllare la mucosite perimplantare. In particolare l’aggiunta di collutori e antisettici innalzerebbe l’efficacia della terapia. Al contrario la singola irrigazione professionale del solco perimplantare non produrrebbe risultati efficaci.

La terapia non chirurgica non ha invece mostrato risultati predicibili nel trattamento della perimplantite. L’aggiunta di presidi antibiotici locali sicuramente determina un miglioramento di alcuni parametri quali il sanguinamento al sondaggio o la suppurazione, tuttavia non è capace di risolvere la lesione. Il laser, utilizzato come decontaminatore, ha mostrato risultati discordanti, rendendo necessari ulteriori studi al fine di validarne l’utilizzo. Pertanto la terapia non chirurgica non sembra essere la terapia appropriata per la risoluzione della perimplantite.

La terapia chirurgica sembra incrementare gli esiti della terapia rispetto al debridment non chirurgico. Infatti se entrambe le terapie producono un miglioramento dei parametri clinici, il miglioramento del quadro di riassorbimento osseo può essere osservato solo con l’accesso chirurgico.

Una volta esposta la superficie implantare contaminata, la disinfezione radicolare può essere attuata con mezzi meccanici, chimici o fotodinamici . Fra questi sono stati utilizzati l’aeroabrasione, il lavaggio con soluzione fisiologica, il lavaggio con clorexidina, il trattamento con acido citrico, lo scaling con ultrasuoni o strumenti manuali e applicazioni topiche di medicamenti (riunito odontoiatrico).

Indipendentemente dalla metodica, tutte le tecniche si sono mostrate capaci di risolvere il processo infiammatorio, ma difficilmente si è potuto ottenere ri-osteointegrazione della superficie implantare che è stata contaminata. Infatti è solito ritrovare una capsula connettivale intorno all’area implantare che è stata precedentemente contaminata, nonostante un’evidente ricrescita ossea all’interno del difetto.

Nel tentativo di ottenere ri-osteointegrazione, oltre alle metodiche di decontaminazione radicolare, è stato suggerito l’utilizzo di tecniche rigenerative quali innesti ossei, sostituti ossei, biomateriali, fattori di crescita e utilizzo di membrane. Queste metodiche appaiono capaci d’incrementare il riempimento osseo intorno agli impianti e di ottenere un grado di ri-osteointegrazione rispetto alle sole metodiche di decontaminazione della superficie implantare.

Studi clinici sull’uomo hanno mostrato che sia la chirurgia d’accesso che il lembo riposizionato apicalmente con modifiche della struttura implantare (Implantoplastica) sono capaci di risolvere parte delle perimplantiti in esame. L’utilizzo d’innesti ossei appare portare dei benefici, tuttavia l’aggiunta di una membrana non determinerebbe dei vantaggi aggiuntivi ai soli innesti (strumenti dentista).

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