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Terapia delle patologie perimplantari

Le 26 juin 2017, 12:13 dans Humeurs 0

Considerata l’eziologia batterica delle patologie perimplantari, il trattamento dovrebbe coinvolgere in qualche misura delle forme di terapia antibatterica. Visto il coinvolgimento del biofilm batterico nella genesi di queste patologie, la rimozione dello stesso è stato suggerito come un cardine principale della terapia delle patologie perimplantari. Tuttavia a causa della forma degli impianti la rimozione batterica è tutt’altro che facile.

La terapia non chirurgica appare efficace nel controllare la mucosite perimplantare. In particolare l’aggiunta di collutori e antisettici innalzerebbe l’efficacia della terapia. Al contrario la singola irrigazione professionale del solco perimplantare non produrrebbe risultati efficaci.

La terapia non chirurgica non ha invece mostrato risultati predicibili nel trattamento della perimplantite. L’aggiunta di presidi antibiotici locali sicuramente determina un miglioramento di alcuni parametri quali il sanguinamento al sondaggio o la suppurazione, tuttavia non è capace di risolvere la lesione. Il laser, utilizzato come decontaminatore, ha mostrato risultati discordanti, rendendo necessari ulteriori studi al fine di validarne l’utilizzo. Pertanto la terapia non chirurgica non sembra essere la terapia appropriata per la risoluzione della perimplantite.

La terapia chirurgica sembra incrementare gli esiti della terapia rispetto al debridment non chirurgico. Infatti se entrambe le terapie producono un miglioramento dei parametri clinici, il miglioramento del quadro di riassorbimento osseo può essere osservato solo con l’accesso chirurgico.

Una volta esposta la superficie implantare contaminata, la disinfezione radicolare può essere attuata con mezzi meccanici, chimici o fotodinamici . Fra questi sono stati utilizzati l’aeroabrasione, il lavaggio con soluzione fisiologica, il lavaggio con clorexidina, il trattamento con acido citrico, lo scaling con ultrasuoni o strumenti manuali e applicazioni topiche di medicamenti (riunito odontoiatrico).

Indipendentemente dalla metodica, tutte le tecniche si sono mostrate capaci di risolvere il processo infiammatorio, ma difficilmente si è potuto ottenere ri-osteointegrazione della superficie implantare che è stata contaminata. Infatti è solito ritrovare una capsula connettivale intorno all’area implantare che è stata precedentemente contaminata, nonostante un’evidente ricrescita ossea all’interno del difetto.

Nel tentativo di ottenere ri-osteointegrazione, oltre alle metodiche di decontaminazione radicolare, è stato suggerito l’utilizzo di tecniche rigenerative quali innesti ossei, sostituti ossei, biomateriali, fattori di crescita e utilizzo di membrane. Queste metodiche appaiono capaci d’incrementare il riempimento osseo intorno agli impianti e di ottenere un grado di ri-osteointegrazione rispetto alle sole metodiche di decontaminazione della superficie implantare.

Studi clinici sull’uomo hanno mostrato che sia la chirurgia d’accesso che il lembo riposizionato apicalmente con modifiche della struttura implantare (Implantoplastica) sono capaci di risolvere parte delle perimplantiti in esame. L’utilizzo d’innesti ossei appare portare dei benefici, tuttavia l’aggiunta di una membrana non determinerebbe dei vantaggi aggiuntivi ai soli innesti (strumenti dentista).

Indagini radiografiche digitali

Le 22 mars 2017, 12:09 dans Humeurs 0

Esecuzione di:

– ortopantomografie;

– teleradiografie;

– stratigrafie dell’ATM digitali;

– TAC 3D;

RADIOLOGIA ODONTOIATRICA

L’esame radiografico è un’indagine molto accurata e quindi è un valido strumento diagnostico complementare alle altre indagini cliniche. Può essere eseguito con due diverse tecniche:

●endorale;

●extraorale.

La tecnica endorale è impiegata quando è richiesto lo studio mirato di un dente o di un gruppo ristretto di denti. Indispensabile al clinico per una corretta diagnosi e per controllare la validità della sua terapia; prevede l’utilizzo di pellicole o sensori per il digitale che vengono posizionati nel cavo orale e tenuti in posizione da appositi centratori. Si distinguono:

●endorali periapicali: l’esame riguarda l’intero dente o gruppo di denti e le strutture circostanti;

●endorali interprossimali o bite-wing: in queste radiografie gli apici dentari sono tagliati fuori dall’immagine infatti vengono impressionate le corone dei denti superiori ed inferiori; tale tecnica è utilizzata per fare diagnosi di carie interprossimali;

●le radiografie possono essere organizzate in uno status radiografico che comprende da un minimo di 14 a un massimo di 20 radiografie. Lo status è l’esame radiografico d’elezione in parodontologia, perché dà una visione dettagliata dei tessuti duri parodontali e non altera le dimensioni. Ogni diagnosi parodontale non può prescindere da questo tipo di indagine radiografica, oltre che dalla compilazione della cartella parodontale.

La tecnica extraorale prevede l’ortopantomografia (OPT) o radiografia panoramica. Questo esame fornisce dati riguardanti i denti, le radici dentarie, le parti ossee e le articolazioni temporomandibolari.

Per quanto riguarda denti e radici, permette di verificare il grado di maturazione dei singoli denti, l’eventuale assenza di qualche elemento dentale come nel caso di agenesie o estrazioni precoci, la presenza di denti soprannumerari o mesiodens, la presenza degli ottavi e la loro posizione, la malposizione di germi dentali e di elementi dentali erotti, malformazioni di radici dentarie e riassorbimenti radicolari, rizolisi premature e atipiche e anchilosi (X-ray unità radiografia).

Per quanto concerne le ossa mascellari, permette una valutazione dell’altezza delle creste alveolari, della forma della mandibola ed eventuali asimmetrie, delle principali strutture anatomiche (seni paranasali, nervo mandibolare…).

L’ortopantomografia ci può ragguagliare, inoltre, su altre eventuali patologie sia dentarie che ossee (granulomi, cisti, fratture, tasche parodontali, schisi palatina, osteomieliti, corpi estranei, neoplasie).

La teleradiografia o radiografia latero-laterale è una radiografia del profilo del paziente con i denti a contatto. L’analisi cefalometrica su teleradiografia laterale del cranio permette all’ortodonzista di studiare l’equilibrio delle posizioni di denti e mascelle rispetto alla faccia, a determinate strutture ossee craniche e ai tessuti molli del profilo. Un esame indispensabile in molti casi di malocclusione per la corretta diagnosi e per l’impostazione del piano di trattamento.

Attualmente, presso il Centro Daina, si utilizza la tecnologia digitale con pellicole ai fosfori.

Tra i molti vantaggi del sistema digitale rispetto a quello analogico si possono elencare:

●riduzione dell’esposizione dei pazienti alle radiazioni, importante soprattutto nel caso di bambini;

●qualità migliore e assenza di deterioramento dell’immagine nel tempo;

●possibilità di replicare in più copie e trasmettere a distanza.

La tomografia assiale computerizzata (TAC) permette di ottenere delle ricostruzioni tridimensionali dello scheletro facciale ed effettuare nel dettaglio misurazioni reali di diverse strutture anatomiche (per esempio, decorso e rapporti del nervo alveolare inferiore)(Raggi Dental Film Reader X).

Come è possibile diagnosticare una malattia parodontale?

Le 24 janvier 2017, 09:03 dans Humeurs 0

Attraverso una visita specialistica durante la quale il dentista effettua un sondaggio delle tasche parodontali, misura analiticamente l’eventuale perdita di attacco, compila un’apposita cartella e spesso esegue alcune radiografie endorali.

Alla fine di questo iter è possibile giungere alla diagnosi di malattia parodontale e valutare la sua estensione ai vari elementi dentari

Quali sono le terapie applicabili?

La terapia della malattia  parodontale prevede una prima fase comune detta terapia iniziale o  causale ed eventualmente, in un secondo tempo, una terapia chirurgica rigenerativa o resettiva.

Per terapia causale si intende la rimozione della causa primaria della patologia ossia i batteri.

Consiste nella rimozione della placca batterica e del tartaro sopra e sottogengivale mediante strumenti manuali (curette e scalers) o ad ultrasuoni (ablatori). Al termine di questa fase iniziale il paziente viene istruito su come mantenere una corretta igiene orale attraverso l’uso corretto di spazzolino e filo interdentale. Vengono inoltre dispensati consigli per correggere eventuali abitudini scorrette quali ad esempio il fumo.

La terapia iniziale e la corretta educazione del paziente si pongono come obiettivo una significativa e duratura riduzione della quantità di placca batterica con conseguente scomparsa o riduzione dei segni clinici di infiammazione (rossore, sanguinamento, gonfiore).

Al termine della fase causale della terapia, qualora permangano tasche parodontali profonde più di 4 mm, è possibile prendere in considerazione una terapia chirurgica (Motore endodontico).

A seconda del tipo di difetto osseo si possono eseguire una terapia “resettiva”, il cui scopo è quello di giungere all’eliminazione della tasca oppure una terapia rigenerativa il cui fine è quello di ripristinare, ove possibile ,l’apparato di sostegno andato perduto.

Al termine della terapia il paziente viene indirizzato ad una fase di mantenimento della salute parodontale attraverso richiami periodici di controllo con frequenza variabile da soggetto a soggetto.

In occasione delle sedute di controllo vengono nuovamente monitorati i parametri di infiammazione gengivale ed eventualmente effettuate altre sedute di igiene orale.

La malattia parodontale è ereditaria?

 No, la malattia ha una causa batterica ossia la placca. Esistono alcune alterazioni immunitarie che possono rendere  alcuni soggetti più suscettibili alla malattia per una minore capacità di difesa nei confronti dei batteri patogeni (Lampade diagnostiche).

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